Milano, 2006
La Sardegna inedita e forse utopica di un conquistata armonia fra uomo e natura, di un “tempo dell’eternità”, in cui “le tradizioni e i paesaggi sardi non sono affascinanti o pesanti vestigia di un ciclo culturale o sociale ormai concluso, schiacciato dal progredire inesorabile della storia, ma si rinnovano in un continuo presente”, di “un’immobilità che per la prima volta guarda al futuro, non al passato”.
E’ quella che ci viene raccontata da Seiichi Enomoto, fotografo giapponese residente da anni nell’isola che, muovendosi con colta abilità fra diversi stili e registri narrativi, guardando alle esperienze dei fotografi che hanno raccontato in passato la Sardegna e inserendosi al contempo nelle più recenti tendenze dell’estetica fotografica, esce dalle consuete iconografie della terra misteriosa e impenetrabile, della vita agra dei pastori e del codice barbaricino come dalle rappresentazioni da cartolina della fotografia turistica, per raccontare un paese ideale in cui “ambiente naturale e tradizione culturale sono finalmente vissuti come una ricchezza, e non come un ostacolo al benessere” e divengono parte fondante di “un modello di vita che si ripete sereno nei secoli”.
